Vabbè, facciamo che invece di lamentarmi di politici e società allora, vediamo come mettere in ordine ste passioni che ho…
Potrei provare a unirle o alternarle.
Potrei provare a tenerne una per un po’ di tempo e poi cambiare.
O potrei tenere una passione come lavoro e le altre nel tempo libero.
Sai cosa? Potrei trovare un canale dove poter parlare di quel che mi piace.
Però poi c’è il problema della targhetizzazione, delle nicchie, degli specialisti…. Io invece voglio parlare di tutto.
(Rumore caduta)
Uh. Chi ha lasciato sta parola per strada?
mu…? mutipo… mulipotenziale?…
E che è?
Sigla [00:52]
Editto informale [01:15]
Gin, ci sei?
Gin: Vai! Sono pronta!
Caro specialista, siamo in 3 a parlarti (senza allusioni blasfeme…) e veniamo subito al dunque, che qua siamo Multipotenziali e abbiamo un casino di cose da fare.
Qui hai degli amici, non vogliamo farti del male.
In realtà, non voglio mentirti, di tanto in tanto, sì.
Spesso vorremmo spiegarci meglio con te e farti capire il nostro stato d’essere, ma forse con scarso successo.
E come ogni storia d’amore che si rispetti, te lo scriviamo perché forse viene meno sconclusionato e ci si capisce meglio.
Quindi ora siediti ed ascolta il nostro “editto informale” con la speranza che tu possa coglierlo seriamente.
Elenco richieste [02:00]
1. Citando un articolo del Corriere della Sera, non smettere di specializzarti. Esistono specialisti dell’economia e della finanza, delle tasse, dei sondaggi. C’è lo specialista dell’arte che ci dice quanto vale in soldi quell’opera, c’è lo specialista della mente, che ti dice a cosa devi pensare e c’è perfino lo specialista di Dio, quello che lo conosce e sa che esiste, e quello che non l’ha mai visto e può dimostrarti che non esiste.
Caro specialista,
per te riuscire a far bene qualcosa ti aiuta a decidere di non cambiare. Bene. Noi quando arriviamo a farla discretamente siamo portati a cambiare invece. Noi siamo quelli delle domande, non delle risposte.
2. Non trattarci male. Non ci stiamo raccontando nessuna scusa per giustificarci. Questo, comprendilo bene. È proprio così che siamo. Ma se ci tratti da inconcludenti, quel che noterai sarà l’insicurezza e l’inconcludenza.
3. Ricordati di non compatirci: non siamo così incoscienti da ignorare che nella società attuale potrebbe sembrare un’utopia realizzarsi se non si è uno specialista. Ma questo non significa che dobbiamo continuare a vita ad assecondare la società senza mettere in ordine le nostre passioni e magari provarne a fare un progetto tutto nostro.
4. Non smettere di volere la sicurezza nel tuo quotidiano. Quella che per te è sicurezza nel quotidiano a noi porta tanta tristezza. E fidati, pur volendo non saremmo in grado di portarla avanti a lungo. Senza esaurimento nervoso intendo. Quindi continua, e va a ricoprire quei ruoli dove noi non saremmo capaci ma di cui abbiamo tanto bisogno.
5. Onora il sapere. Non c’è mai fine nel sapere di qualsiasi materia, vero. Ma è pur vero che c’è sapere in tante materie. Come avrai capito, non riusciamo a fare a meno di esplorarne tante e magari apparentemente non collegate tra di loro.
Non sai quanto invidiamo il tuo essere specialista in un campo, davvero, ma siamo appassionati da altrettante tante tante altre conoscenze diverse… Tante. (Ho già detto tante?). Ma non far l’errore di pensare che non siamo degli esperti perché tu ti fregi di “aver fatto tutti gli errori nel campo”. Moltiplica quegli errori per 5/6/7 professioni e interessi diverse.
[04:12]
6. Non tentare di cambiarci. Ma sul serio pensi che noi siamo così irresponsabili da seguire tutte queste passioni senza tener conto di chi abbiamo intorno?
Quel che ci spinge come un cane a rincorrere un osso (mentre abbiamo un altro osso in bocca) è proprio il fatto che non riusciamo a farne a meno.
7. Non essere chiuso mentalmente. Citando il fondatore di LinkedIn: spesso chi si vanta di avere 10 anni di esperienza ha semplicemente 1 anno ripetuto 10 volte nelle stesse competenze. Quindi non per forza il nostro vagare dev’essere senza una meta. E’ che quella meta non la conosciamo nemmeno noi.
8. Non cantarci canzoni. Esistono specialisti per l’arte, per l’economia, per le leggi e perfino per la musica. Noi vogliamo cantarci e suonarci le nostre canzoni. E se dovessimo pensare di farlo solo per fatturare, ci sentiremmo morire. Vogliamo fare qualcosa anche semplicemente per passione e non per guadagnarci.
9. Non sottovalutarci. Tra di noi c’è chi è psicologo, mentre si occupa di realizzazione professionale, ma ha fatto anche barman, cucina e surf. C’è chi fa artigianato mentre fa disegno e fa sciamanesimo europeo. C’è chi fa pittura, abiti su misura, digital marketing ed e-commerce. Chi fa fisioterapia, insegnante di canto e progetta libri e audiolibri per bambini. Poi esiste chi è esperta internazionale di cripto valute, vocal coach, laureata in lingue e in musicologia (ah, ed è mamma a tempo pieno).
A differenza nostra, tanti specialisti potranno sicuramente vantare di carte e titoli appesi al muro, potresti anche pensare che il non avere un unico scopo nella vita ci alletti, e ci rilassi, quando in realtà non immagini le notti insonni a pensare ai progetti che vorremmo fare…
10. Non fare a meno di noi: finché ci saranno solo specialisti non ci sarà innovazione. Caro amico specialista, questo tienilo chiaro in mente. Il mondo non può far a meno di te, come non potrà far a meno di noi. Ma è collaborando che porteremo il futuro nel presente. La conoscenza è come un terreno vasto, sterminato, e viviamo nell’epoca in cui il sapere viene diviso per verticalizzare le professioni. Lasciaci ritagliare il nostro spazio.
Appassionati dell’apprendimento [04:56]
Mettendo da parte il libro, è sicuro che rimaniamo degli appassionati dell’apprendimento, potendoci definire tranquillamente dei sapiosessuali, perché la volontà è quella di apprendere tutta la vita ed abbiamo la perenne mentalità del principiante.
Ma c’è chi la vede come un male e chi la sfrutta.
Tuttavia è molto sottile la linea tra chi vede l’indaffarato come produttivo e l’equilibrato come sfigato.
Attenzione, non ho detto sfaticato ma equilibrato, e sicuramente questa è un’indole rafforzata dalla società attuale.
Intendo equilibrato quella persona che non implode tra lavoro/lavori, progetti e vita.
E su queste cose io e le altre che lavorano con me la pensiamo sempre allo stesso modo.
No. No. No. Okay, va bene. No. No.
(Ginevra ed Erica dicono no.)
O comunque riusciamo a parlarne sempre con calma, o quasi.
Quando hai realizzato che sei un Multipotenziale so bene che ti sarai buttato di testa e corpo nei tuoi progetti.
Magari di tutte quelle passioni che hai ora potresti già sapere cosa fartene o potresti anche non saperlo…
Come potresti non sapere ancora cosa ti appassiona, ancora.
Ma te lo dico da Multipotenziale:
Non mi sono mai fidato della passione perché è un sentimento e non un piano. E anche se mi ha fregato tante volte, i sentimenti cambiano.
Il drammaturgo Steven Tomlinson suggerisce che chi ama cose differenti deve semplicemente continuare a dedicarvisi.
Qualcosa alla fine accadrà.
Se sei un Multipotenziale, allontanando qualche passione, potresti soffrire poi della sindrome dell’arto fantasma.
Quelle cose che stai allontanando completano la tua vita e vanno ad alimentare nuove sinapsi creando nuove connessioni.
A unire il tuo lavoro sarà il fatto che l’hai realizzato tu.
Non crei prima la tua vita e poi la vivi.
La crei vivendola, quindi non tormentarti.
Piuttosto dovresti capire che non esiste il multitasking, che tanto va di moda di sti periodi.
Sì, in effetti può sembrare contro intuitivo se sei un Multipotenziale.
Però prova a farci caso alle energie che consuma la tua mente.
Alcuni la spiegano con la decision fatigue.
Che se non lo sai definisce il consumo della qualità delle decisioni che prendi dopo una lunga sessione di processo decisionale.
Che significa? Ti svegli con la batteria carica e durante la giornata con gli input anche passivi che ricevi dal contesto che ti circonda, finisci la giornata esausto e poco produttivo.
Applicazione pratica? Bill Gates che indossa sempre la stessa maglia.
No, non ti sto dicendo di metterti sempre la stessa maglia, però prova a farci attenzione.
Vedesi la mattina che ti svegli e accendi la tv. Peggio ancora i social. E magari ti meravigli se arrivi all’ora di pranzo già esausto.
Basta pensare che ogni giorno prendiamo in media 35.000 decisioni al giorno. 35.000.
È soprattutto dai Multipotenziali che nasce l’innovazione per l’intersezione delle varie idee.
E il problema con le grandi idee è che possono colpirti nei momenti più strani e possono scappare via nella maniera facile con cui sono arrivati.
Ma fortunatamente ci sono miliardi di metodi e applicazioni da poter utilizzare per assicurarsi che il momento della lampadina può registrarsi nella mente permanentemente.
Accettazione e consapevolezza MP [06:15]
Lo so, ci chiederai, è facile vivere così? No, e la nostra non è ricerca di attenzione. Quindi magari, di tanto in tanto dico, lasciaci esser come siamo.
Multipotenziale. Questa regola è per te invece: lo specialista non è un nemico. Hai pensato che magari sei tu a non saperti definire? Non sei troppo realista, ti mancano solo gli strumenti adatti, e questo ne è uno. Sfruttalo condividendolo a chi ancora non ha capito il tuo essere multipotenziale.
Ragazze che ve ne pare? Va bene?
Erica: È una schifezza!
Ok, ricominciamo…
Questa puntata è terminata, sperando vi sia piaciuto vi preannunciamo che nella prossima puntata inizieremo a parlare di cose un po’ più pratiche.
Alla prossima!



